L’esposizione ripetuta ai raggi X degli scanner aeroportuali può avere effetti nocivi.

Con i suoi 12.000 iscritti, l’American Pilots Association è la più grande associazione indipendente di piloti negli Stati Uniti.

Ora l’APA ha raccomandato a tutti i propri membri dirifiutare di sottoporsi ai body scanner presenti negli aeroporti, preferendo invece la perquisizione: il sindacato è preoccupato per la ripetuta esposizione ai raggi X che l’uso abituale dello scanner comporterebbe.

“Siamo già esposti a dosi elevate di radiazioni volando su lunghe distanze ad altitudini elevate” spiega il capitano Sam Mayer “e anche se la TSA ci dice che lo scanner è completamente sicuro, ciò può essere vero per un utente occasionale, ma non ci sono dati sugli effetti cumulativi a lungo termine”.

I piloti non sono gli unici a preoccuparsi, in realtà: lo scorso aprile alcuni ricercatori dell’Università della California misero in guardia il governo federale degli Stati Uniti proprio per i potenziali rischi per la salute.

Il problema è che le radiazioni dei body scanner, al contrario di quelle della macchine per le radiografie che vengono assorbite dall’intero corpo, interessano solo la pelle e i tessuti immediatamente vicini: così anche se la dose è inferiore alle radiografie e ai raggi cosmici (si parla di circa 28 keV) è solo una piccola parte della massa corporea ad assorbirla, e dunque la dose potrebbe essere troppo alta.

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