L’atorvastatina, nei pazienti con angina cronica stabile, ha dimostrato di possedere un potente effetto anti-ischemico, pari a quello dell’amlodipina. Si prospetta dunque per le statine un beneficio aggiuntivo rispetto alla riduzione dei lipidi nel sangue?

La domanda è posta da John Deanfield e collaboratori del Great Ormond street hospital di Londra, autori del trial Duaal (Double-blind atorvastatin amlodipine) randomizzato, in doppio cieco, a gruppi paralleli, multinazionale, basato su due settimane di run-in e 24 settimane di terapia attiva in cui si sono messi a confronto tre trattamenti: amlodipina, atorvastatina, amlodipina più atorvastatina. Sono stati studiati 311 pazienti (78% maschi, età media 62 anni) affetti da angina stabile (due o più attacchi alla settimana) e con storia di malattia coronarica, tre o più episodi di ischemia miocardica transitoria (Tmi) e/o 15 minuti o più di ischemia al monitoraggio elettrocardiografico ambulatoriale (Aecg) nelle 48 ore. Variabili di efficacia sono stati considerati le modificazioni di Tmi all’Aecg, la comparsa di ischemia da esercizio, i dati nel diario dell’angina e i cambi nei livelli dei biomarker infiammatori alla settimana 26. Si è rilevato un decremento paragonabile e altamente significativo di Tmi nel gruppo amlodipina e in quello atorvastatina, mentre non si sono riscontrati benefici additivi dalla combinazione dei due farmaci. Più del 50% dei pazienti, in tutti e tre i gruppi, ha visto scomparire del tutto gli episodi di ischemia transitoria e a ciò si è accompagnata una marcata riduzione di angina e consumo di nitroglicerina. I livelli di proteina C-reattiva ad alta sensibilità, infine, sono crollati del 40% nei pazienti in trattamento con atorvastatina, laddove non si sono avuti cambiamenti nel gruppo amlodipina.

Eur Heart J, 2010 May 21. [Epub ahead of print]

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