LINFOMA DI HODGKIN CLASSICO: LINEE GUIDA DI SIE, SIES E GITMO
La Società italiana di ematologia (SIE), quella di ematologia sperimentale (SIES) e il Gruppo italiano per il trapianto di midollo osseo (GITMO) hanno sviluppato congiuntamente le linee guida per la diagnosi, terapia e follow-up dei pazienti con Linfoma di Hodgkin (LH) classico. Gli aspetti fondamentali relativi alla valutazione clinica e al trattamento di questa malattia sono stati identificati da un Advisory Committee e successivamente discussi e approvati da un Pannello di Esperti (PE), costituito da ematologi esperti e un radioterapista. La pubblicazione nella rivista Haematologica (leggi abstract originale) comprende una revisione completa e sistematica della letteratura e le raccomandazioni del PE espresse in base all’evidenza clinica. Per l’interpretazione delle evidenze cliniche e per la formulazione delle raccomandazioni in assenza di forte evidenza è stato usato un approccio esplicito di consenso delle metodologie. Il PE ha deciso che il target delle linee guida dovesse comprendere solo il LH classico, come definito dalla classificazione WHO, ed escludere invece l’istologia a predominanza linfocitaria. Raccomandazioni separate dovrebbero essere prodotte per la fase preparatoria, la terapia di prima linea della malattia in stadio precoce e avanzato, per le procedure di monitoraggio e la terapia di salvataggio, ulteriori raccomandazioni verranno sviluppate selettivamente per i pazienti anziani. La valutazione pre-trattamento con TAC volumetrica ‘total-body’ è ritenuta necessaria, mentre la PET-FDG viene solo suggerita. Per quanto riguarda la malattia in stadio precoce, viene raccomandato un approccio a modalità combinata con ABVD seguito da radioterapia ‘involved field’; il numero di cicli di ABVD dipenderà dalla categoria di rischio del paziente (favorevole o sfavorevole). Nella malattia in stadio avanzato è raccomandata una chemioterapia a pieno dosaggio con ABVD; mentre la radioterapia adiuvante non è ritenuta necessaria nei pazienti senza massa iniziale (bulky) in remissione completa dopo trattamento chemioterapico. Negli anziani, i regimi chemioterapici più intensivi tipo ABVD non sono raccomandati ed è suggerita una valutazione precoce della risposta mediante PET-FDG. I pazienti recidivanti o refrattari alla terapia dovrebbero ricevere chemioterapia ad alte dosi e trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche. Il trapianto allogenico è invece raccomandato nei pazienti con recidiva dopo trapianto autologo. Viene raccomandata infine la necessità di informare i pazienti circa i possibili effetti sulle gonadi garantendo a quelli in età fertile tutte le misure di preservazione della fertilità prima dell’inizio della terapia. Fonte: AIOM News.

COMBINAZIONE DI TRE FARMACI RIDUCE NAUSEA E VOMITO INDOTTI DA CHEMIOTERAPIA
Un regime con tre farmaci a base di casopitant mesilato, un antagonista del recettore della neurochinina 1, desametasone e ondansetron, ha ridotto significativamente il numero di attacchi di nausea e vomito in pazienti che ricevevano chemioterapia altamente ematogena rispetto al regime con desametasone e ondansetron. La nausea e il vomito indotti da chemioterapia rappresentano un grave problema di gestione del paziente dopo il trattamento con chemioterapia altamente ematogena, a base di cisplatino, di tumori solidi maligni quali il tumore del colon e del pancreas. Ricercatori dell’Università del Vermont hanno condotto uno studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo, di fase 3 per valutare l’efficacia anti-emetica del regime a tre farmaci (casopitant mesilato, desametasone e ondansetron), in termini di prevenzione o ritardo degli attacchi di nausea o vomito in pazienti naïve con tumore solido maligno sottoposti a chemioterapia altamente ematogena. Lo studio, svolto tra novembre 2006 e ottobre 2007, ha coinvolto 77 centri in 22 paesi. Tutti gli 810 pazienti arruolati nello studio, pubblicato in Lancet Oncology (leggi abstract originale), hanno ricevuto desametasone e ondansetron, ma sono stati randomizzati a ricevere placebo (n = 269, gruppo controllo), dose singola di casopitant mesilato (150 mg per os; n = 271, gruppo CM1) o somministrazione endovenosa al giorno 1 (90 mg), seguita da dose orale ai giorni 2 e 3 (50 mg) di casopitant mesilato (n = 270, gruppo CM2). La randomizzazione è stata ottenuta attraverso un sistema telefonico centralizzato, essenzialmente perché alcuni centri dovevano arruolare solo pochi pazienti. L’endpoint primario corrispondeva alla proporzione di pazienti che avevano ottenuto risposta completa (niente vomito, conati di vomito o uso di altri farmaci) nelle prime 120 ore dalla somministrazione del trattamento chemioterapico altamente ematogeno. L’analisi di efficacia è stata condotta sulla popolazione selezionata per l’analisi intention-to-treat (n = 800), che ha incluso tutti i pazienti che ricevevano placebo o il farmaco in studio, oltre a desamentasone e ondansetron, dopo chemioterapia altamente ematogena (n = 256 gruppo di controllo, n = 266 gruppo CM1, n = 269 gruppo CM2). L’analisi di sicurezza è stata condotta su 802 pazienti dello studio. I risultati indicano che un numero significativamente più alto di pazienti, che hanno ricevuto casopitant mesilato, ha ottenuto risposta completa nel primo ciclo di trattamento chemioterapico rispetto a quelli nel gruppo di controllo (175 pazienti [66%] nel gruppo di controllo, 228 [86%] nel gruppo CM1 [p < 0.0001 vs controllo] e 214 [80%] nel gruppo CM2 [p = 0.0004 vs controllo]). Questa risposta positiva si è mantenuta per molti cicli successivi di chemioterapia. Eventi avversi si sono manifestati in 205 pazienti (77%) nel gruppo CM1 e in 203 (75%) nel gruppo CM2, rispetto a 194 pazienti (73%) nel gruppo di controllo. I più frequenti erano neutropenia (n = 5 [3%] nel gruppo di controllo, n = 3 [1%] nel gruppo CM1 e n = 11 [4%] nel gruppo CM2), neutropenia febbrile (n = 1 [< 1%] nel gruppo di controllo, n = 4 [1%] nel gruppo CM1 e n = 6 [2%] nel gruppo CM2) e disidratazione (n = 4 [2%] nel gruppo di controllo, n = 2 [< 1%] nel gruppo CM1 e n = 1 [< 1%] nel gruppo CM2). Fonte: AIOM News.

La Corte Costituzionale, con la sentenza del 31 marzo ha bocciato, per incostituzionalità, una parte importante della legge 40/04. In discussione il numero di embrioni e il consenso della donna

Con la sentenza della Corte Costituzionale del 31 marzo, i giudici della Consulta hanno dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 14, comma 2, della norma, nella parte in cui stabilisce che ci sia un “unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre” di embrioni. Secondo la Corte, anche il comma 3, dello stesso articolo, viola la Costituzione, nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna. La Corte, infine, ha dichiarato inammissibili, per difetto di rilevanza nei giudizi principali, la questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 6, inerente l’irrevocabilità del consenso della donna, e dei commi 1 e 4 dell’articolo 14. Questi pareri secondo la Società Italiana Studi di Medicina della Riproduzione (SISMER) restituiscono al medico il ruolo centrale nella fecondazione assistita e la responsabilità della scelta terapeutica nel trattamento della infertilità di coppia. In questa direzione vanno i commenti di Anna Pia Ferraretti, direttore scientifico di SISMER: “Sono veramente soddisfatta perché, pur nel pieno rispetto della Legge 40, credo fermamente che possiamo offrire alle coppie una terapia con maggiori possibilità di successo e minori rischi per la salute della madre e dei futuri nascituri”.

Il dibattito sulle migliori procedure da seguire è già stato aperto. “Con un gruppo di centri, sia pubblici sia privati – continua Ferraretti – abbiamo già avuto un incontro dove abbiamo definito un comportamento che, nel rispetto della Legge 40 e con le chiare indicazioni date dalla Corte Costituzionale, ci permetta di decidere con ogni singola coppia il piano terapeutico a lei più indicato. Finalmente molte coppie non dovranno più sentirsi costrette ad andare all’estero per ricevere “migliori” trattamenti. Questo mi rende veramente felice perché credo che l’esilio per motivi riproduttivi sia una lesione dei diritti civili”. Conclude Anna Pia Ferraretti, direttore scientifico di Sismer: “Con la coppia di fronte a noi, finalmente, possiamo dare il massimo che la nostra competenza medica ci consente e, loro, possono sentire di ricevere il massimo”. Fonte: Ginecologia33.

Trasfusione intrauterina senza complicanze

Una recente ricerca suggerisce che la trasfusione intrauterina in caso di grave anemia fetale non aumenta il rischio di complicazioni a breve o lungo termine. Nessuno dei feti sottoposti a questa terapia infatti presenta segni ecografici di anomalie del sistema nervoso centrale o emorragie intraventricolari all’esame prenatale. Gli esiti ottenuti sono paragonabili a quelli dei casi di anemia fetale lieve-moderata, e durante l’infanzia non si osservano problemi particolari nello sviluppo motorio o cognitivo e non si riscontrano aumenti della percentuale di casi che necessitano di terapia di supporto. Benché dunque alcuni studi abbiano riscontrato lesioni cerebrali ed esiti infausti nei feti estremamente anemici, quelli con grave anemia alloimmune che ricevono un trattamento ottimale non presentano alcun incremento del rischio di anomalie del neurosviluppo. Arch Dis Child Fetal Neonatal Ed 2009; 94: F201-4

CIMO, a giugno trattative contratto

Nuovo contratto della dirigenza medica all’orizzonte. A giugno dovrebbe infatti partire la trattativa per il rinnovo contrattuale della dirigenza sanitaria e medica, relativo al biennio 2008-2009

Le date sembrano già fissate: “4 giugno, nel caso si dovesse prendere in esame la parte economica, e 18 giugno se oltre ai temi economici verrà discussa anche la parte normativa”. A ipotizzare i tempi della trattativa che interessa circa 150 mila dirigenti del Servizio sanitario nazionale è la Cimo Asmd, in una nota pubblicata sul sito web del sindacato. Firmata l’ipotesi contrattuale 2008-2009 del comparto sanitario, ora è infatti il turno della dirigenza. L’iter contrattuale, secondo la Cimo, dovrebbe essere questo: il 20 e il 21 maggio riunione del Comitato di settore e forse l’incontro tra le organizzazioni sindacali e il Comitato di settore; 4 giugno inizio della trattativa se riguarda solo la parte economica oppure il 18 giugno se il confronto verterà su parte economica e normativa. “Come al solito, ci sono tanti dubbi e poche certezze, ma noi siamo ottimisti”, conclude la Cimo.

Diritto a mantenere un incarico

Nell’ambito della dirigenza medica, non è configurabile un diritto soggettivo a conservare un determinato incarico dirigenziale, risolvendosi il controllo giudiziale circa il mancato rinnovo dell’incarico in un’indagine sul rispetto delle garanzie procedimentali previste, nonchè sull’osservanza delle regole di correttezza e buona fede. (Avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net).

BPCO riacutizzata: utile teofillina

La teofillina a basse dosi favorisce gli effetti antiinfiammatori degli steroidi nei pazienti con BPCO riacutizzata. La riduzione dell’attività dell’enzima HDAC contribuisce a mantenere lo stato infiammatorio nella BPCO stabile, e quindi la teofillina, che è un attivatore dell’HDAC, potenzia gli effetti antiinfiammatori degli steroidi nelle riacutizzazioni. E’ attualmente in corso uno studio più ampio in merito che si propone di confermare le implicazioni cliniche di questi risultati: se queste conferme arriveranno, la teofillina sarebbe in grado di sopperire alla parziale resistenza agli steroidi osservata nei pazienti con BPCO, il che si tradurrebbe in una più efficiente soppressione dell’infiammazione ed in migliori esiti clinici. (Thorax 2009; 64: 424-9).

Tumori polmonari: nuovo biomarcatore predittivo

Tramite un nuovo approccio per il rilevamento delle proteine plasmatiche associate ai tumori è stato scoperto un biomarcatore innovativo che potrebbe migliorare la diagnosi dei tumori polmonari in stadio preclinico. Il metodo prevede l’uso dello stesso paziente come elemento di controllo per l’identificazione di livelli elevati di proteine nell’efflusso venoso polmonare che drena il letto vascolare tumorale rispetto al sangue arterioso sistemico. La spettrometria ha consentito di individuare significativi incrementi di CTAP III ed aptoglobina nel sangue venoso polmonare di questi soggetti, di cui la seconda è già stata riconosciuta in precedenza come biomarcatore tumorale. E’ comunque importante inserire questi biomarcatori ematici in modelli multimodali di previsione del rischio di tumori polmonari, ma l’eterogeneità di questi tumori rende improbabile che il pieno spettro della malattia possa riflettersi solamente in due proteine. (J Clin Oncol online 2009, pubblicato il 13/5).

Diabete e anomalie cardiache nelle ragazze

Le adolescenti con diabete di tipo 2 scarsamente controllato hanno maggiori probabilità di presentare anomalie cardiache strutturali e funzionali rispetto alle loro controparti sane o anche a quelle con diabete di tipo 1. Ciò sottolinea il rischio cardiovascolare potenzialmente elevato del diabete di tipo 2 in età adolescenziale, un rischio che non si riscontra nemmeno negli adolescenti in sovrappeso. Le anomalie di più frequente riscontro comprendono dilatazione o elevata massa del ventricolo sinistro e dilatazione dell’atrio sinistro. Se lasciate incontrollate, è probabile che molte di queste anomalie possano portare allo sviluppo di malattie cardiovascolari conclamate. (Diabetes Care 2009; 32: 883-8).

ECM, LE PAROLE CHIAVE DELLA RIFORMA
Al  Forum  Sanita’ Futura 2009, saranno presentate le nuove regole della  formazione  continua  in medicina. L’appuntamento con l’Ecm e’  per  il 26 e 27 maggio a Cernobbio. Le innovazioni del sistema possono    essere   riassunte  in  alcune  parole  chiave  che  la Commissione  Ecm  ha individuato nelle seguenti: trasparenza nelle regole   di  interazione  tra  i  soggetti  coinvolti;  ricerca  e trasferimento  nella  pratica  di metodologie e di nuovi strumenti di  formazione;  definizione  di  nuovi soggetti e nuove procedure per  una  valutazione  sistematica  delle  attivita’,  della  loro efficacia   andragogica  e  del  loro  impatto  sul  miglioramento continuo  dei  comportamenti  professionali;  qualita’ dei servizi resi.  “L’idea  -  si legge in un comunicato della Commissione- e’ di  porre  delle  basi condivise per la definizione del sistema di formazione  continua in favore di un professionista che si allinea al  nuovo  sistema  europeo  impostato  sugli  interscambi e sulla libera  circolazione del ‘Sistema Salute’” . Nelle giornate del 26 e  27  maggio,  saranno  affrontati i seguenti argomenti: provider pubblici  e  privati,  provider  fad  e  conflitto di interessi: i criteri  per l’accreditamento; modalita’ di sperimentazione per le nuove  tipologie  formative  nel settore della fad, formazione sul campo  e  continuing professional development (cpd); presentazione del   primo  bando  di  finanziamento  delle  sperimentazioni  nel settore  Ecm  a  cura  della  commissione  nazionale; criticita’ e opportunita’  emergenti dall’esperienza del corso fad “sicure”. Di liberi  professionisti,  “obblighi e opportunita’”, si parlera’ il 27   maggio.  L’argomento  sara’  trattato  da  Giuseppe  Renzo  – Coordinatore  Sesta  Sezione  Commissione ECM. Nello stesso giorno si  fara’  il punto anche sul ruolo del Cogeaps, degli obiettivi e dossier    formativi,  della  qualita’  del  sistema  formativo  e dell’accreditamento   delle  attivita’  all’estero.  Una  sessione formativa  -  dimostrativa,  a  cura  della dott.ssa Maria Linetti (Commissione    ECM)    illustrera’    le    nuove   procedure  di accreditamento dei provider ecm: percorsi, modalita’ e tempi.

REGIONE SICILIA: SANITA’, PARTE IL DAY SERVICE. PREVISTI RISPARMI PER 70 MILIONI DI EURO
Un  altro  provvedimento  predisposto dall’assessorato regionale  alla  Sanita’  consentira’  forti  risparmi, valutabili intorno  ai  70 milioni di euro all’anno, per il sistema sanitario regionale  senza che venga modificata la qualita’ dell’assistenza. L’assessore  Massimo Russo ha infatti firmato il decreto che fissa gli  indirizzi, gli obiettivi e la metodologia per l’attuazione, a partire   dall’1  giugno  2009,  del  “day  service  ambulatoriale ospedaliero”   (Dsao)  nelle  strutture  ospedaliere  pubbliche  e private  accreditate  e definisce le tariffe delle prestazioni. Il day  service,  seguendo  le piu’ recenti indicazioni ministeriali, rappresenta  un nuovo ‘contenitore assistenziale’ che, da un punto di  vista  organizzativo,  si  colloca  tra  il  day hospital e il livello    ambulatoriale  e  servira’  ad  affrontare  in  maniera codificata  alcune  specifiche  patologie oltre che le prestazioni di  chemioterapia:  in pratica, permettera’ una drastica riduzione dei  ricoveri  diurni inappropriati, con minore impiego di risorse ma  con  identico,  se  non addirittura maggiore, beneficio per il paziente.  “E’  un  provvedimento  di  straordinaria  importanza – commenta    l’assessore    Russo    -    che  va  nella  direzione dell’interesse  primario  del cittadino perche’ viene semplificato e  migliorato  il  percorso  diagnostico  e terapeutico per alcune patologie,  secondo  il  concetto  primario che il paziente non va soltanto   curato  ma  anche  ‘preso  in  cura’.  Il  day  service permettera’  di  gestire  casi  che  prevedono indagini cliniche e strumentali  plurime  e  multidisciplinari, anche complesse, sotto un’unica  regia  e  senza inutili frammentazioni. Inoltre ci fara’ risparmiare  risorse  che  finora  erano  destinate impropriamente all’assistenza  ospedaliera  e  che  potremo poi investire in modo piu’  produttivo.  Senza  dimenticare  che  prima saremo capaci di azzerare  il  deficit  e  prima  i  siciliani potranno pagare meno tasse.  Con il day service ci mettiamo al pari delle piu’ virtuose regioni  italiane  e  diamo  seguito  ai  principi  della legge di riforma    che   prevede  la  riorganizzazione  e  il  contestuale potenziamento  della  rete territoriale”. Il decreto individua con precisione  le patologie che dovranno essere trattate in regime di day  service:  sono  l’intervento  sul  cristallino,  con  o senza vitrectomia;  interventi  sul  ginocchio senza diagnosi principale di  infezione;  la decompressione del tunnel carpale; trapianti di pelle;    altri   interventi  sul  tessuto  sottocutaneo  e  sulla mammella.  Secondo le statistiche dell’ultimo triennio, i ricoveri per  queste  patologie  (che  costituiscono  il 18% del totale dei ricoveri  in day hospital ma incidono per il 29,3% sotto l’impatto economico)    hanno   fatto  registrare  il  piu’  alto  tasso  di inappropriatezza.  Il  decreto impone che queste patologie vengano trattate  in regime di day service, tranne quelle che giustificano particolari  necessita’  di  sicurezza.  Per  quanto  riguarda  le prestazioni  di chemioterapia, non associate a diagnosi secondaria di  leucemia  (138  mila accessi nell’ultimo anno), il trattamento in  day  service prevede anche la presa in carico del paziente, la somministrazione  del  farmaco  e le indagini utili per monitorare eventuali    effetti  collaterali.  Con  questo  provvedimento  si prevede  una forte riduzione della percentuale di ospedalizzazione (circa  15  per  mille)  che in Sicilia e’ attualmente del 249 per mille  a  fronte  di  una  media  nazionale  del 180 per mille. E’ prevista   in  una  seconda  fase  l’individuazione  di  ulteriori patologie da trasferire in regime di day service.

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